Caro Yoga, ti scrivo. Non certo perché debba distrarmi da chissà quali incombenze o dal nuovo anno che è arrivato (in barba a tutti i detrattori dei poveri Maya!), portandosi appresso un campo energetico altalenante, pieno di timori e di puntini di sospensione, di voglia di cambiare e di mancanza di fiducia. 
Ti scrivo perché qui, in questa Europa che ci ostiniamo a chiamare Vecchio Continente (alla faccia delle millenarie tradizioni orientali), di te si parla molto. Troppo. Senza dubbio, spesso a sproposito. C’è chi sostiene che bisogna che tu ti adegui alla mentalità degli occidentali (non ho ancora ben capito cosa significhi, in realtà) perché il luogo in cui sei nato e ti sei evoluto è molto lontano da noi, non solo in fatto di chlometri, e questo ci rende difficile frequentarti come la tua tradizione vuole. Poi ci sono i fanatici del corpo perfetto, dell’asana da gran premio, dell’espressione del volto perfetta. Questi talibani del corpo unto ci spingono alla perfezione in senso assoluto, fregandosene bellamente di come è fatta la nostra struttura scheletrica. Alcuni dicono che le tue pratiche sono noiose, altri che sono troppo complicate e difficili. Sai, caro Yoga, ho anche sentito gente sostenere a gran voce che tu non sei lo sport che fa per loro (con le mie orecchie, te lo assicuro!). Mi pare che la confusione sulla tua identità sia davvero tanta, caro Yoga.
Ti scrivo, dunque, perché qui non si capisce più chi sei, cosa sei. Se potessi passare di qui e gettare lo sguardo sulle definizioni, sulle specializzazioni, sui titoli altisonanti e promettenti che ti hanno “conferito”, sui brevetti, sui copyright e sulle royalties sui quali, senza tema di smentita, solo tu dovresti reclamare l’esclusiva. Se potessi comparire sugli schermi dei nostri computer, spegnendo la luce ai dis-social-media anche solo per qualche ora, e rivelare la tua essenza unica e inalienabile, antica e indivisibile, ribadendo la sovranità unica che ti spetta di diritto. Se potessi penetrare le nostre menti obnubilate dal giudizio di maestri e associazioni internazionali che si riempono la bocca di nomi, cognomi e indirizzi di scuole e federazioni senza le quali pare che tu non possa esistere…
Se penetrassi anche solo per un micro-secondo le menti di chi si vende come portatore sano della tua verità, come detentore dei tuoi mistici segreti, come unico “folgorato” lungo il cammino verso la tua comprensione, credo che molti di noi smetterebbero di chiamare col tuo nome qualsiasi cosa sia anche lont
anissimamente mutuata da te o a te riconducibile. E mesti, torneremmo a praticare per la gioia di farlo, a fare esperienza di te attraverso te, con meno parole e più pratica.
Caro Yoga, ancora una volta grazie per tutto ciò che mi hai regalato finora e se solo volessi prendere nota di queste mie esternazioni, sono certa che faresti un gran favore a molto mondo. Con osservanza, Namaste!


Nasce il 21 dicembre 2012, per espressa volontà, un po’ come accade nei parti pilotati. Nasce in quel giorno di cui il mondo intero parla da anni, definendolo nei modi più svarati e pittoreschi: apocalisse, fine del mondo, diluvio, cambio di era, cambio di coscienza… Fatto sta che tutti, chi più chi meno, siamo stati condizionati dal tanto parlare in merito ai Maya e alla loro profezia. Tanto valeva, per quanto mi riguarda, lasciare il “vecchio mondo” per dare il benvenuto al nuovo con parole che sanno di buono.