Capita a tutti -e non una sola volta nella vita- di sentirsi delusi, da qualcosa o da qualcuno poco importa. Ciò che importa è l’emozione che si vive nel momento in cui ciò accade. Ha il sapore un po’ acido e amarognolo del tradimento, lo sentiamo in bocca come il metallo quando il medico ci dice che siamo anemici e ci prescrive del ferro per tirarci su.
Perché succede? Perché ci sentiamo traditi e delusi? La risposta più immediata che mi viene è che ci siamo fatti un film tutto nostro che con la vita vera non c’entrava granché. In realtà, se dall’altra parte della nostra delusione c’è un essere umano al quale ci eravamo affidati affinché ci aiutasse a scoprire di noi cose impensate, ci insegnasse cose che non sapevamo (o pensavamo di non sapere) o anche semplicemente per guardarlo negli occhi e sapere che lì dentro c’è un “luogo tranquillo”, “una strada da percorrere insieme”… Ecco se dall’altra parte della nostra delusione c’è questo e poi questo di colpo si trasforma in nulla, in qualcosa che non riusciamo a capire, che non è più ciò che era ma non è nemmeno niente di nuovo né di diverso rispetto allo standard di tutti gli esseri umani che incontriamo, cosa è successo?
E’ lecito sentirsi delusi? E’ lecito prendersela con l’altro, affibbiargli la colpa del nostro malcontento? Non credo. Ciascuno di noi, proprio in quanto essere umano, ha diritto di… “riaddormentarsi”, cambiare rotta, perdere il proprio sguardo (una volta brillante di una luce speciale) nel baratro del vuoto cosmico.
Ciò che ritengo sia lecito e, anzi, assolutamente salutare, è la disillusione, troppo spesso maleinterpretata e confusa con la delusione. Posso sentirmi delusa o deluso per mille e una ragione che dipendono da avvenimenti esterni, da comportamenti di terzi o anche semplicemente da quale piede tocca per primo il pavimento la mattina quando mi alzo. La disillusione, no.
Disillusione è quello stato che ti penetra le viscere dal cervello in giù e quando arriva alla pancia ti rimesta le budella fino a quasi farti venire la nausea. Perché spesso si trasforma in frustrazione ma soprattutto vede la sua genesi nel dis-incanto… Ossia ti fa smettere di vivere nell’incanto generato da quello specifico rapporto, da quel particolare stato di certezza… che tu imputi a chi ti sta di fronte ma che lui (o lei) medesimo non fa nulla per negare.
Un paradossale esempio: Immaginate qualcuno che vi dice di spiegare le ali e buttarvi da un grattacielo di trenta piani; qualcuno che per giorni, settimane, mesi, anni vi ha assicurato che è possibile farlo perché lui stesso lo ha fatto prima di voi e che non saprete mai com’è finché non ci provate… Ebbene, un giorno vi decidete, prendete l’ascensore in preda all’eccitazione e anche a un sano tantino di timor panico, ma lo fate perché accanto a voi c’è il vostro… “mentore“(?) e mentre salite… decimo… dodicesimo… chiudete gli occhi per concentrarvi e… quindicesimo… ventesimo… occhi sempre chiusi in perfetto raccoglimento e… “zzz… ronf…. zzz… ronf… ” il “mentore” di cui sopra si è addormentato!
Ora, non avendo il cuore di scuoterlo a dovere (“forse sta solo riposando un poco”, pensate, “in fondo che vita la sua! Sempre ad aiutare il prossimo, a dar consigli, insegnamenti, circondato da persone che vogliono sapere…”), allora provate con un timido “pssstt! Ehi, scusa… guarda che siamo quasi…“… ventitreesimo… “scusa, mentore!…“, “ronf… zzz… ronf…“.
Ossantinumi!!!
Trentesimo! L’incanto è rotto, il “mentore” addormentato e voi… soli. Seduti sul primo gradino delle scale che scendono a terra. A terra! Daccapo… se non è lecita disillusione questa!
Cosa c’entra l’ego? Dipende: da che parte vi siete messi leggendo?
Se poi, una volta ripresi dal dis-incanto, sia corretto o meno scuotere il “mentore” o lasciarlo addormentato in ascensore, be’, questa è una questione del tutto personale… Sono certa che, per quanto mi riguarda, gli lascerei del tempo e MI lascierei del tempo per capire se non si tratti di altro insegnamento… Se così non fosse, lo ri-sveglierei col metodo del mio papà… acqua fresca in faccia! Come faccio io a capire che non si tratta di insegnamento? E che ne so? Se non provo non capisco. No?
Condivido tutto quanto .. anche il commento di Maurizio….
Forse da persona mediocre, quale sono, ultimamente proprio per non trovarmi ad essere sempre delusa da tutto e da tutti…. non mi aspetto più nulla da nessuno….vivo giorno per giorno senza avere grandi aspettative dalla vita …e tutto cio’ che arriva inatteso è sempre molto gradito (bello o brutto che sia, perché questo mi fa’ sentire viva)…. Ho imparato soprattutto a non voler cambiare le persone ma accettarle per come sono con pregi e difetti …
questo articolo (per me) arriva come il cacio sui maccheroni. sono da poco tornato dall’asia,e negli ultimissimi giorni che ero li’, mi e’ successa una faccenda che racchiude molto bene il termine: disillusione o aspettativa. per il momento non ho voglia di raccontare, ma quello che invece vorrei far notare, e questa nostra tendenza che abbiamo “tutti” di “colorare” le altre persone ,con quello che piu’ cerchiamo negli altri. (esempio) conosco una persona, noto che in in quest’ultima, vi sono alcune cose che mi piacciono, allora visto che voglio avere un contatto piu’ stretto con lei, e voglio sentirmi pienamente convinto di lei ( magari ne ho bisogno) cosa faccio ? inizio a trasmettere a questa persona tutti miei ricordi di atteggiamenti o modi di essere che piu’ amo. risultato, ai miei occhi la persona diventa :giusto ,giusto quella che cercavo. solo che la realta’ e tutta altra cosa. per cui alla prima occasione ,che la persona in questione,non si comporta ,come ci attendiamo ,o ci delude per qualcosa che non e’ nella nostra cultura. ecco che :arriva la delusione.o shock . e normale, perche’ la realta’,e tutta altra cosa! pero’ ben vengano queste osservazioni,perche’ senza?! rimarremmo sempre nel “tunnel” della schiavitu’ dei comportamenti altrui!!!.